L’importanza dei mercati dei capitali a supporto dello sviluppo aziendale

Negli ultimi 10 anni le imprese italiane hanno aumentato il ricorso ai mercati dei capitali, sia per rifinanziare debito bancario esistente tramite emissioni obbligazionarie, sia per sostenere, attraverso la quotazione in Borsa, i propri progetti di sviluppo.

Si tratta evidentemente di un trend positivo, ancor più significativo se inquadrato nel contesto economico del nostro Paese, storicamente caratterizzato da un eccessivo peso del debito bancario nelle fonti di finanziamento delle imprese. Come evidenziato spesso anche da Banca d’Italia, la concentrazione delle fonti di finanziamento delle imprese sul sistema bancario risulta un’anomalia del nostro paese. La mancanza di diversificazione delle fonti di finanziamento ha storicamente indebolito le nostre imprese, ma il fatto che oggi queste aziende stiano iniziando ad interfacciarsi con il mercato dei capitali è un ottimo messaggio che lascia ben sperare per il futuro.

Le statistiche relative al ricorso ai mercati dei capitali da parte delle imprese italiane nell’ultimo decennio descrivono un mercato in continua evoluzione, sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda si percepisce il bisogno di colmare il gap nelle fonti di finanziamento delle imprese derivante dal calo dei prestiti da parte delle banche e dalla volontà delle stesse di diversificare maggiormente le fonti di finanziamento. Dal lato dell’offerta invece, la riduzione del credito bancario, in risposta ai maggiori requisiti di capitale richiesti alle banche, è compensato dalla maggiore presenza di investitori istituzionali alla ricerca di opportunità di investimento con adeguato profilo rischio/rendimento.

Dobbiamo questo importante cambiamento a diversi fattori:
  • innanzitutto, molte aziende italiane hanno capito come sia più saggio avere una struttura del capitale equilibrata ed evitare di affidarsi al solo sistema bancario che si è dimostrato poco affidabile durante la crisi finanziaria;
  • in secondo luogo, gli investitori hanno imparato ad apprezzare le aziende italiane, che hanno registrato tassi di crescita e resiliency nei momenti di crisi anche superiori rispetto ai propri competitor internazionali, nonché buone performance azionarie ed obbligazionarie nel medio periodo;
  • in terzo luogo, molti opinion maker come Borsa Italiana, Confindustria e la stessa Equita hanno dedicato notevoli sforzi nella promozione dei mercati dei capitali per le aziende, instaurando nel corso degli anni un dialogo costruttivo con i Governi e con le istituzioni che si è concretizzato in importanti misure di incentivazione per le aziende che decidono di accedere ai mercati dei capitali (credito d'imposta sulle spese di quotazione per le PMI) e per gli investitori (fondi PIR).
C’è ancora molto da fare per colmare il gap rispetto a mercati finanziari più evoluti come quelli del Regno Unito e di altri Paesi Europei, ma tutti questi elementi hanno portato una rinnovata attenzione ai mercati dei capitali italiani e hanno migliorato la propensione delle nostre aziende a valutare fonti di finanziamento alternative rispetto al tradizionale canale bancario.

Equita Group da oltre 45 anni favorisce e promuove l’accesso delle aziende italiane ai mercati dei capitali , in particolare alle small-mid caps: siamo profondamente convinti che ciò permetta nel lungo termine una generale riduzione del costo del capitale, una sana diversificazione delle fonti di finanziamento (diminuendo quindi i rischi di credit crunch), e consenta alle imprese l'interlocuzione con investitori internazionali sofisticati i quali spesso offrono interessanti termini di paragone e spunti di sviluppo per il business.

a cura di Marco Clerici
Co-Responsabile Investment Banking
Equita SIM S.p.A.